Sulcis

L’impegno della Lipu contro l’uccellagione in Sardegna.

Il Basso Sulcis ed il Sarrabus sono due aree di grandissimo valore paesaggistico ed ambientale, situate rispettivamente ad Ovest ed a Est della Città di Cagliari, dalla quale distano solo pochi chilometri. Le caratteristiche di queste vaste estensioni boscose, in particolare la forte umidità che garantisce la maturazione di grandi quantità di frutti nei mesi invernali, attraggono moltissimi uccelli svernanti. Da ciò è scaturita una radicata tradizione di cattura a scopo alimentare e commerciale (di cui si rinvengono notizie già nel ‘500) che dal centro di Capoterra si è estesa a tutto il Basso Sulcis ed in tempi più recenti anche al Sarrabus. Ben distinte sono quindi le modalità di cattura degli uccelli nelle due aree: nel Sulcis esse avvengono prevalentemente per mezzo di cappi, originariamente in crine di cavallo, posti sulle piante (lattsus de matta) o alla base delle stesse (lattsus de terra),

Un lattsus de terra

Un lattsus de terra

anche se non mancano i piccoli impianti di reti fisse; nel Sarrabus avvengono quasi esclusivamente per mezzo di reti, con impianti di cattura enormi, gestiti da poche famiglie e strutturati a volte su base imprenditoriale, con titolare e dipendenti. Al posto dei cappi in crine, poi, vengono usate le trappoline a scatto denominate Sep.

Pettirosso ucciso in una lattsus de terra

Pettirosso ucciso in una lattsus de terra

Gli uccelli, in particolare i Tordi, vengono bolliti e infilzati per le narici con un ramoscello di mirto a comporre la Taccua, mazzo di 8 “grive” (dal nome francese del tordo). Nonostante il divieto di cattura e di vendita le Taccuas sono servite in moltissimi ristoranti e finiscono anche sulle tavole di molti cagliaritani, specie nel periodo natalizio. Secondo i dati locali sono almeno 300 gli uccellatori operanti nelle due aree. Secondo la stima della LIPU sono almeno 600.000 gli uccelli illegalmente catturati ogni anno. Il costo della Taccua varia a seconda dell’annata, ma non sembra attualmente inferiore ai 50 euro.
Gravissime sono le carenze nel sistema di controllo attuato dalle Forze dell’Ordine di Cagliari nei confronti di queste attività illecite. Gli uccellatori operano, infatti, in stato di quasi totale impunità. Infatti nonostante il fatto che il reato venga reiterato ogni giorno (in alcuni casi anche più volte al giorno) per molti mesi all’anno ed il fatto che i percorsi di uccellagione siano visibilissimi e facili da individuare, ogni anno solo pochissimi uccellatori vengono individuati e perseguiti penalmente; mai lo stesso uccellatore viene denunciato più volte nella stessa annata nessun controllo viene esercitato sui ristoranti che somministrano le “grive”, nonostante il divieto previsto dalla legge ed i gravi rischi che possono derivare alla salute pubblica dalla vendita e dalla somministrazione di carni non sottoposte a controllo veterinario.

Tordo nella rete di un uccellatore

Tordo nella rete di un uccellatore

Questa gravissima carenza di controlli, in una zona nella quale l’uccellagione si configura come un’emergenza nazionale ed una grave minaccia per l’avifauna e la biodiversità, ha spinto la nostra associazione ad agire in prima persona, organizzando un progetto nazionale denominato “Progetto Basso Sulcis”, il cui scopo è quello di portare a conoscenza dei cittadini, del Governo Nazionale e dell’Unione Europea le gravissime violazioni della legge nazionale e delle Direttive Comunitarie che vengono perpetrate nella Sardegna Meridionale. A tale proposito sono state presentate interrogazioni al parlamento Italiano e segnalazioni a quello europeo; sono stati realizzati innumerevoli servizi giornalistici sulla carta stampata e sulle principali reti televisive sarde e nazionali; conferenze di sensibilizzazione all’Università di Cagliari e nelle principali Università italiane; un sit-in di protesta di fronte alla Regione Sardegna.

Pettirosso ucciso in una SEP

Pettirosso ucciso in una SEP

Scopo del progetto è anche quello di agire direttamente sul campo per il contrasto dell’uccellagione. La LIPU interviene in Sardegna dal 2004 con campi di lavoro che si svolgono in autunno ed inverno, ognuno dei quali della durata di una settimana.
L’attività consiste nella:

  1. individuazione del sentiero di cattura (andula);
  2. distruzione delle trappole e dei rami posatoio su cui vengono situate le trappole;
  3. distruzione dei diffusissimi lacci metallici collocati dai bracconieri per la cattura di Cervi, Cinghiali e Gatti Selvatici;
  4. consegna ai Carabinieri delle trappole e delle reti rimosse.
Laccio per gatto selvatico

Laccio per gatto selvatico

Dati Campagna 2007/2008
  • Trappole: 15695
  • Sep: 302
  • Reti: 257 (pari a 2064 metri lineari)
  • Lacci: 80
  • Tagliole Gatto:12
  • Uccelli liberati: 43
  • Uccelli morti:68
  • Uccellatori denunciati: 6
Dati Campagna 2008/2009
  • Trappole: 18.813
  • Sep: 41
  • Reti: 84
  • Lacci Cinghiale: 161
  • Gheppio in una trappola per tordi

    Gheppio in una trappola per tordi

  • Lacci Cervo: 14
  • Lacci Gatto: 3
  • Tagliole Gatto: 2
  • Uccelli liberati: 14
  • Uccelli morti: 37
  • Cinghiale morto: 1
  • Cervo morto: 1
  • Uccellatori denunciati: 6

Queste iniziative si sono dimostrate insufficienti. Infatti gli uccellatori hanno continuato la loro attività illecita. Pertanto dal 2007 la LIPU ha deciso di fare da sola.

Cervo catturato in un laccio

Cervo catturato in un laccio

E’ stata iniziata una metodica individuazione dei soggetti dediti all’uccellagione, procedendo alla loro denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Alle denunce si è arrivati con due metodologie diverse: con il fermo diretto degli uccellatori da parte di un Funzionario della Polizia di Stato che partecipava al campo della LIPU libero dal servizio o per mezzo di telecamere nascoste.

Poggio dei Pini, 26 dicembre 2007

Due persone scendono dalla montagna in direzione della località Bellavista. Uno è vestito da cacciatore e porta un fucile a tracolla. L’altro indossa una tuta da meccanico. E’ molto strano che uno vada a caccia con la tuta blu. Giunti vicino alla strada asfaltata sostano per diversi secondi, per assicurarsi che non ci sia nessuno. Vengono bloccati. Il cacciatore porta una sacca con dentro un cinghiale di piccole dimensioni. L’animale ha un segno intorno al collo, tipico della cattura con cavetto metallico. In ogni caso quel giorno la caccia al cinghiale è vietata. Nonostante le proteste dei due, che non vogliono essere sottoposti a controllo e reclamano a gran voce che venga chiamata la Forestale, viene richiesto l’invio di una Volante della Polizia. I due vengono perquisiti dagli agenti e dalle loro tasche saltano fuori Pettirossi, Merli ed altri uccelli catturati con i lacci. I due non avevano alcun precedente penale. Nonostante la lunga “carriera” non erano stati mai denunciati.

San Gerolamo, 31 dicembre 2007
La vallata di San Gerolamo

La vallata di San Gerolamo

Sono sempre in due e scendono dal costone. In questo caso sono due uccellatori molto noti a Capoterra, ma anch’essi incensurati. Per anni hanno potuto posizionare i loro lacci e qualche rete senza che nessuno desse loro fastidio. In questo caso si trovano di fronte un Vicequestore della Polizia che non ha molta voglia di scherzare: qualche battuta e poi anche stavolta da due buste di plastica saltano fuori Pettirossi e Merli catturati con il crine. Entrambi vengono denunciati dai Carabinieri di Capoterra.

Ancora più efficace, per la sua imprevedibilità, il lavoro svolto con le telecamere nascoste. Il nostro ragionamento è stato semplice: se questi passano ogni giorno per ritirare le prede dovrebbe essere facile riprenderli con una telecamera invisibile.

Santa Lucia

Le reti sono state trovate. Sono 22 e sovrastano la strada che conduce all’Oasi WWF di Monte Arcosu. Si tratta ora di montare le telecamere per tentare di riprendere i “legittimi” proprietari. La telecamera viene fissata ad un ginepro, in un orario in cui gli uccellatori, che abitano nelle vicinanze, sono altrove. L’obiettivo viene puntato su un Tordo che è già morto. La telecamera viene recuperata il giorno dopo. Le immagini sono inequivocabili. Il giovane vestito di chiaro, con un cappellino chiaro e la faccia a noi ben nota passa di prima mattina, toglie il tordo, sistema la rete e va via. Ripasserà alle 17,30 con il cane per svuotare le reti dalle catture serali.

Santa Lucia

Prima di togliere le reti ci riproviamo. Questa volta ad essere ripreso è il padre. E’ stato avvisato da qualcuno della presenza delle telecamere. Infatti afferra il tordo vivo e si guarda intorno per quasi un minuto per cercare di trovarle. Ma non ci riesce e va via. Entrambi saranno denunciati dai Carabinieri della Stazione di Uta. Il Grande Fratello antibracconaggio fa molto rumore e finisce sulle prime pagine di tutti i quotidiani sardi.
Interrogazione Zanella
Interrogazione Bonelli