Punta Pellaro
La Punta di Pellaro era un ambiente di straordinario valore paesaggistico ed ambientale, con dune ricoperte di tamerici e canneti e stagni retrodunali che nel periodo delle migrazioni si riempivano di uccelli di ogni specie.
Il valore ambientale è andato via via decrescendo, man mano che l’uomo, come è avvenuto per tante coste della nostra regione, ne modificava le caratteristiche naturali.
Con le grandi bonifiche, infatti, furono prosciugati gli stagni retrodunali che costituivano un ambiente fondamentale per la sosta e la riproduzione degli uccelli migratori. I vecchi pellaresi ricordano come la zona fosse rinomata soprattutto quale area di sosta degli Occhioni (Burhinus oedicnemus). Rimanevano intatte, comunque, sino agli anni ‘70, le grandi dune e la vegetazione pioniera, tra cui la prateria di gigli di mare (Pancratium maritimum). Ancora adesso la spiaggia, martoriata dal passaggio abusivo dei fuoristrada, vede il tentativo, spesso vano, di nidificazione del Corriere Piccolo (Charadrius dubius), specie fortemente minacciata dalla distruzione degli ambienti costieri e della Tartaruga Caretta-caretta, che nel 2008 ha effettuato qui la sua ultima deposizione.
Ugualmente importanti le risorse marine, con l’importante fauna ittica che trova rifugio nella secca marina prospiciente.
A partire da allora l’ambiente costiero è stato ampiamente distrutto, con la costruzione di una postazione militare con relativa strada di accesso e, soprattutto, con la costruzione di numerose ville abusive.
Rimanevano intatti i valori paesaggistici.
La Punta e la baia, con lo sfondo dell’Etna, rappresentano infatti il principale elemento caratterizzante della zona di Pellaro. La baia ha anche un importante valore storico, se si considera che qui, nell’ottobre 1571 trovò riparo dai forti venti di libeccio la flotta cristiana diretta a Lepanto per affrontare la flotta degli “infedeli”.
Due discutibili progetti approvati dall’ Amministrazione Comunale, quello della costruzione del “cosiddetto” Villaggio Turistico e quello della Darsena di Fiumarella, minacciavano di distruggere quanto rimasto, realizzando la definitiva cancellazione geografica di questo ambiente costiero. Contro di essi la LIPU, trovando per una volta il consenso di gran parte dei pellaresi, ha condotto una strenua battaglia, fino ad oggi vincente.
LA VERA STORIA DEL VILLAGGIO TURISTICO PUNTA PELLARO
Le responsabilità dell’Amministrazione Falcomatà
Il 15 settembre 1997, a meno di 5 mesi dal suo insediamento, la Giunta Comunale di Reggio Calabria, guidata da Italo Falcomatà, rilascia alle Ditte Falgest e Gironda la Concessione Edilizia n° 68 per la realizzazione del “Villaggio Turistico Punta Pellaro”. La Falgest SRL, appartiene alla famiglia Falduto. Giuseppe Falduto era stato eletto in Consiglio Comunale nel gruppo di Rinnovamento Italiano. I voti dei due consiglieri di questo partito, non appartenente alla maggioranza consiliare, erano indispensabili per tenere in vita la minoritaria Giunta Falcomatà.
Nel mese di ottobre 2007, nel corso di un’assemblea pubblica indetta presso la Circoscrizione di Pellaro, investimmo il Sindaco Falcomatà della questione, facendogli presente che la concessione edilizia rilasciata dalla sua amministrazione era del tutto illegittima.
Il Sindaco rispose che i suoi tecnici gli avevano assicurato che fosse tutto in regola e che comunque avrebbe svolto ulteriori accertamenti.
Successivamente con un gruppo di cittadini pellaresi chiedemmo di essere ricevuti dall’Assessore all’Ambiente Nuccio Barillà, autorevole esponente di Legambiente.
A lui ripetemmo le stesse cose dette al Sindaco.
Barillà incaricò un architetto di sua fiducia dell’Assessorato di fare una ricognizione della pratica.
Anche in questo caso stessa risposta: “tutto a posto”.
I cittadini di Pellaro erano evidentemente dei visionari!
Solo in seguito, dopo che la LIPU presentò le sue prime denunce, il Sindaco emise un’ordinanza di sospensione dei lavori.
Ecco cosa scrive a proposito il pm Giuseppe Bianco, titolare del fascicolo d’inchiesta, negli atti del processo (memoria presentata al Tribunale della Libertà il 31 agosto 2000):
Un sopralluogo dell’Ufficio Pianificazione Territoriale del Comune del 19/1/98 evidenziò alcune modifiche strutturali e dimensionali rispetto all’originario progetto.
In conseguenza di che venne emanata una ordinanza sindacale di sospensione lavori.
In data 28/1/98 venne presentata dalla ditta Falgest-Gironda una variante in corso d’opera.
In data 10/2/98 il sindaco revocava l’ordinanza di sospensione, facendo esplicito riferimento all’art. 15 lex 47/85.
Incomprensibile il richiamo alla norma in questione, stante che le varianti in corso d’opera devono essere ”conformi agli strumenti urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti e non in contrasto con quelli adottati e non devono comportare “modifiche della sagoma né delle superfici utili” e non devono modificare “la destinazione d’uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, nonché il numero di queste ultime.”
La variante comportava invece fra l’altro indubitabilmente una riduzione del numero delle unità abitative (da 42 a 40) ed un restringimento della superficie di sagoma lato ovest.
Occorreva pertanto un nuovo procedimento concessorio, mai attivato.
In sostanza il Sindaco Falcomatà non avrebbe potuto revocare la sua ordinanza, ma, in presenza di modifiche strutturali non autorizzate, avrebbe dovuto far apporre i sigilli al cantiere.
LE DENUNCE DELLA LIPU
- 15 novembre 1997: non avendo avuto una risposta soddisfacente né dal Sindaco né dall’Assessore all’Ambiente la LIPU invia alla Procura della Repubblica presso la Pretura Circondariale di Reggio Calabria un telegramma in cui si segnalano forti dubbi sulla legittimità dei lavori in corso a Punta Pellaro e si chiede l’apertura di un’inchiesta.
- 16 febbraio 1998: la LIPU trasmette al titolare dell’inchiesta, Dott. Francesco Neri, un esposto nel quale vengono dettagliate le irregolarità del progetto. In particolare si segnala
- che la zona dell’intervento è destinata dal P.R.G. di Reggio Calabria a zona omogenea F, nella quale sono possibili solo interventi di interesse generale, requisito che non può ritrovarsi nel residence privato in corso di realizzazione;
- che l’intervento è effettuato in zona sottoposta a vincolo paesaggistico generico e specifico.
Si ipotizzano pertanto i reati di lottizzazione abusiva e distruzione di bellezze naturali.
- 20 maggio 1998: l’esposto viene integrato, segnalando al Dott. Neri che il tecnico da lui nominato come Consulente Tecnico d’ufficio, Architetto Sergio Iaquinta, non abbia i requisiti necessari per svolgere tale incarico, in quanto già progettista di numerose opere pubbliche per conto del Comune di Reggio Calabria, tra cui anche il Mattatoio Comunale, il Deposito dell’Azienda Municipale Autobus, i Mercati Generali. Tutte opere progettate dal “Consorzio Reggio 90”, per il quale svolge attività di progettazione anche l’Architetto Falduto. Si chiede che il pm revochi l’incarico per manifesta incompatibilità (art. 314 comma 7 c.p.p..).
L’incarico non viene revocato.
Sulla base della perizia redatta dall’Architetto Iaquinta il pm Dott. Neri chiede l’archiviazione del procedimento. - 22 dicembre 1998: prima che venga esaminata la richiesta di archiviazione (successivamente revocata dall’Ufficio di PM presso la Pretura) la LIPU trasmette, questa volta alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, un nuovo esposto, in cui vengono ipotizzati, oltre alla lottizzazione abusiva e alla distruzione di bellezze naturali, anche i reati di falso e truffa, evidenziando, oltre alle già menzionate irregolarità, altri elementi risultanti dagli elaborati progettuali che intanto aveva richiesto al Comune. Tali elementi, che dimostrano inequivocabilmente il carattere privatistico del progetto, concernono soprattutto la mancanza di spazi comuni (ristorante, market, alloggi per i custodi, aree di ritrovo, spazi per il verde, attrezzature sportive) propri degli interventi edilizi a carattere turistico. Si sottolinea come l’unica parte comune prevista in progetto, la cosiddetta struttura polivalente, non sia nemmeno stata realizzata.
- 4 marzo 1999: al Dr Bianco, nuovo titolare del fascicolo, la LIPU invia un nuovo esposto nel quale si riassumono le irregolarità precedentemente denunciate. In più si aggiungono altre circostanze: nel progetto ogni villetta risulta recintata (cosa che contrasta con la gestione unitaria del residence); le residenze edificate lato Sud sono 13 anziché 12 (come previsto nel progetto originario); lato mare sono state realizzate 3 ville, al posto delle 5 progettate, ma di dimensioni maggiori e pertanto non conformi alla concessione rilasciata; il villaggio appare privo di idonea strada di accesso, quella esistente è larga appena metri 4,80 (inidonea al passaggio contemporaneo di due auto); i due accessi lato mare, autorizzati dalla Capitaneria di Porto, conducono direttamente sull’arenile (la strada indicata in progetto è inesistente).
- 29 aprile 1999: la LIPU presenta al PM una Perizia redatta per conto dell’associazione dall’Architetto Domenico Fontana, iscritto all’Ordine degli Architetti di Agrigento, nella quale sono riproposti tutti i motivi di illegalità ed illegittimità già precedentemente portati all’attenzione del magistrato inquirente.
- 28 ottobre 1999: nuova integrazione. Al PM viene trasmessa documentazione fotografica relativa ad un cartello “Vendesi” affisso alla recinzione del residence. Si segnala inoltre come il nulla osta paesaggistico rilasciato dall’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria sia illegittimo (e debba essere pertanto disapplicato) in quanto l’Amministrazione Provinciale non era competente al rilascio dell’autorizzazione.
Si chiede, pertanto, il sequestro di tutte le opere realizzate che sono in contrasto con la normativa urbanistica ed ambientale.
Quanto denunciato dalla LIPU diventa oggetto di Interrogazioni Parlamentari, presentate nel 2000 da Procacci e Scalia da Procacci e Scalia e nel 2004 da Pecoraro Scanio e Lion.
Il PM, Dott. Giuseppe Bianco, sposa pienamente tutte le argomentazioni effettuate dalla LIPU nei vari esposti e sulla base delle perizie – questa volta opportunamente affidate a tecnici indipendenti ed estranei al contesto reggino – chiede al Gip di Reggio Calabria il sequestro preventivo delle opere realizzate per il cosiddetto Villaggio Turistico Punta Pellaro.
Il sequestro viene disposto dal Gip in data 14 luglio 2000 e realizzato dal N.O.E. dei Carabinieri.
Successivamente viene anche accolta la richiesta di sequestro preventivo delle somme pagate dai singoli acquirenti delle villette, circa 2 miliari di lire individuati e posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza.
I provvedimenti di sequestro hanno resistito per tutti i gradi di giudizio.
A conclusione del processo di primo grado, il Giudice Monocratico Massimo Gullino ha disposto il non luogo a procedere per intercorsa prescrizione nei confronti degli imputati Paolo Falduto, Giovanni Falduto e Filippo Gironda (Costruttori), Giuseppe Falduto e Antonella Paviglianiti (Progettisti) e Francesco Gattuso (Direttore dei lavori) per il reato di lottizzazione abusiva, mentre li ha assolti dal reato di occupazione abusiva di suolo demaniale per insussistenza del fatto.
Lo stesso Giudice ha disposto la confisca di tutte le opere realizzate.
Una grande vittoria per la LIPU contro il malaffare che governa Reggio Calabria.
Anche una vittoria di diritto contro avvocati del calibro di Niccolò Ghedini o Vincenzo Dascola.
Il 28 aprile 2009, incredibilmente, la Corte d’appello di Reggio Calabria, presieduta da Carlo Samperi, riforma la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati per insussistenza del fatto. Il che fa cadere la confisca dei beni.
Il 24 aprile 2010 la Corte di Cassazione, su ricorso del P.G. di Reggio Calabria Francesco Scuderi, ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello, disponendo in via definitiva la confisca delle opere abusive.
La parola ora passa al Comune di Reggio Calabria, che deve decidere se demolire il villaggio turistico oppure destinarlo ad altri usi.
Si spera che il Comune abbia oggi una condotta migliore di quella avuta in passato.
LA LIPU PROPONE CHE I FABBRICATI CONFISCATI SIANO DEMOLITI E CHE GLI SPAZI COSI’ LIBERATI SIANO RESTITUITI ALLA FRUIZIONE COLLETTIVA, COME PREVISTO DAL P.R.G..
PUNTA PELLARO E’ STATA DESTINATA DAL PIANO SPIAGGE DEL COMUNE DI REGGIO CALABRIA AD “OASI NATURALISTICA”. QUESTA DESTINAZIONE E’ SEMPRE RIMASTA SULLA CARTA, IN QUANTO IL COMUNE NON HA MAI PROVVEDUTO, NONOSTANTE LE REITERATE RICHIESTE, A TUTELARE LA SPIAGGIA, OFFESA QUOTIDIANAMENTE DAL TRANSITO ABUSIVO DI VEICOLI FUORISTRADA.
CIO’ RENDE IMPOSSIBILE LA RICOLONIZZAZIONE DELLE SPECIE VEGETALI PIONIERE E LA NIDIFICAZIONE DELLE SPECIE ANIMALI PRESENTI.
LA DEMOLIZIONE DELLE OPERE ABUSIVE RENDE POSSIBILE TUTTO QUESTO.
LA LIPU CHIEDE CHE SIA LASCIATA IN PIEDI SOLO UNA VILLETTA, ALLO SCOPO DI OSPITARE IL CENTRO VISITE DELL’OASI.
La LIPU ringrazia, per l’impegno e la grandissima professionalità , il Giudice Dott. Giuseppe Bianco. Ringrazia, inoltre, per la preziosa collaborazione, l’Architetto Mimmo Fontana, Presidente di Legambiente Sicilia.