Ghiro

Il bracconaggio al ghiro (Glis glis) è diffuso in tutta la Calabria. La provincia di Reggio sembra essere quella nella quale questo fenomeno illegale è più diffuso. In particolare nell’alta Locride, al confine con la province di Catanzaro e Vibo Valentia, la domanda di questi animali è così elevata che le catture in loco non riescono a soddisfarla, e si ricorre all’importazione da altre zone della regione o da altre regioni. Secondo le stime della LIPU del 1999 solo a Guardavalle, in provincia di Catanzaro, venivano consumati ogni anno circa 20.000 ghiri. Originariamente la cattura avveniva per consumo personale, dunque l’impatto sulla specie era tollerabile. Oggi il ghiro viene catturato per essere rivenduto ai ristoranti che lo cucinano illegalmente. Un animale, del peso di poco più di 100 grammi viene pagato circa 10.000 lire. Questo fenomeno speculativo pone in serio pericolo questa specie, minacciata non solo dal bracconaggio. Infatti il ghiro ha bisogno di particolari condizioni, come l’esistenza di boschi maturi, con alberi cavi all’interno dei quali vivere e riprodursi. La distruzione di questi ambienti per far posto a nuove colture agricole o forestali (pratiche peraltro vietate dalla legge) e gli incendi sono dunque cause di grave minaccia per il ghiro e rischiano di portare all’estinzione localizzata della specie.

Ghiri catturati

Ghiri catturati

Le catture avvengono quando gli animali hanno già cominciato ad accumulare riserve di grasso indispensabili per affrontare il periodo riproduttivo ed il lungo letargo invernale, cioè dalla fine di luglio alla fine di novembre. Sono tuttavia note anche catture in periodi di magra, con successiva alimentazione in appositi contenitori di terracotta (glirari). Tale pratica era già conosciuta durante l’impero romano, quando i ghiri costituivano un’importante riserva di cibo per le legioni che affrontavano lunghe campagne di guerra in regioni remote.I

METODI DI CATTURA

La cattura illegale avviene con trappole a schiacciamento, dette “parche”, semplici pietre piatte sovrapposte e separate da un bastoncino di canna. Sono i mezzi di cattura più arcaici e sono diffuse prevalentemente nella locride, nei territori dei comuni di San Luca e Samo.

Più recentemente si sono diffusi altri tipi di trappole. Si possono distinguere le trappole che provocano l’uccisione degli animali da quelle che ne consentono la cattura da vivi. Vengono utilizzate trappole in legno costituite da un tronchetto scavato all’interno del quale viene posta l’esca (foto 1) oppure sep, archetti a scatto normalmente utilizzati per catturare i topolini.

Foto 1

Trappola in legno

Le trappole a scatola sono quelle che consentono di catturare i ghiri vivi. Il vantaggio è quello di poterli alimentare artificialmente, conferendo alle carni sapori più delicati e di poter catturare gli animali anche in periodi primaverili, quando non hanno ancora accumulato le riserva di grasso. Queste trappole sono costituite da lattine di succo di pompelmo (foto 2) o da trappole a gabbia per topi più lunghe di quelle normalmente in commercio.  Le trappole vengono collocate su alberi adatti, per lo più alberi molto vecchi di leccio (Quercus ilex). L’esca è costituita da ghiande, noci o castagne.

La maggior parte degli animali, però, viene uccisa con armi da fuoco. I bracconieri si appostano alla base degli alberi dove vi sono passaggi obbligati per gli animali. Questi, infatti, nella loro continua ricerca notturna di cibo si spostano sulle chiome degli alberi scendendo poche volte a terra. Individuabili a causa dei forti stridii che sono soliti emettere, vengono illuminati da forti fonti di luce e poi facilmente abbattuti.

Trappola con lattina

Trappola con lattina

In alcuni casi gli animali vengono uccisi all’interno degli alberi cavi in cui hanno ricavato la loro tana per mezzo di lunghi punteruoli di legno con i quali vengono infilzati. Con questo metodo possono essere accidentalmente catturati animali molto più rari, come le martore. In altri casi gli animali vengono stanati per mezzo di pasticche di zolfo o addirittura incendiando gli alberi cavi (Santa Cristina d’Aspromonte).

IL GHIRO E LA ‘NDRANGHETA

Il consumo del ghiro in Aspromonte ha sempre avuto connotazioni malavitose. Del resto quale cittadino normale se ne va in giro, di notte, a sparare animali, magari con armi clandestine, nel cuore della montagna più insidiosa d’Italia? Questa connotazione adesso è attestata da atti giudiziari. Nel 2008, infatti, a seguito di intercettazioni telefoniche svolte dal R.O.S. nell’ambito dell’ Operazione Solare, che ha portato all’arresto di 200 narcotrafficanti, i magistrati della D.D.A. di Reggio Calabria hanno accertato che le cosche della locride, quando c’era la necessità di un incontro pacificatore, si riunivano intorno ad un piatto di ghiri

L’ATTIVITA’ ANTIBRACCONAGGIO

Alla fine degli anni ‘80 questo fenomeno venne seriamente aggredito dall’Arma dei Carabinieri. In pochi mesi furono arrestate molte decine, forse centinaia di bracconieri sia sul versante ionico che tirrenico della provincia di Reggio Calabria. Gli arresti furono realizzati quasi tutti con posti di blocco e consentirono anche di recuperare centinaia di animali uccisi. Poi tale attività repressiva fu inspiegabilmente sospesa, probabilmente in concomitanza con l’emanazione della Legge Quadro 157/92, che escluse il furto venatorio per i titolari di licenza di caccia, impedendo quindi l’arresto in flagranza di reato.

Ghiro catturato

Ghiro catturato

Nell’estate del 1999 la LIPU avviò il “Progetto Ghiro”, una serie di iniziative per sensibilizzare le Forze dell’Ordine su questo grave fenomeno. Furono inviate segnalazioni a tutte le Compagnie dei Carabinieri competenti ed ai Comandi del Corpo Forestale dello Stato. L’iniziativa diede subito ottimi frutti. La Compagnia dei Carabinieri di Bianco (RC) ai primi di agosto del 1999 individuò ed arrestò in flagranza di reato 4 persone sorprese a cacciare ghiri per mezzo di fonti di luce nei boschi di Casignana. Nel mese di settembre il Corpo Forestale dello Stato svolse allo scopo diversi servizi. Nel corso di uno di questi nei boschi di Pazzano (RC) furono sorprese due persone. Ai due fu intimato l’alt ma questi, anziché fermarsi, fuggirono in auto. Ne scaturì una sparatoria nel corso della quale uno dei due bracconieri, di soli 16 anni, fu accidentalmente colpito a morte. Nel mese di novembre dello stesso anno, il giorno 27, i Carabinieri dello Squadrone Cacciatori, insieme ai militari della Compagnia di Melito Porto Salvo arrestarono nel territorio del parco Nazionale dell’Aspromonte, nel comune di Bova, tre persone che avevano catturato 52 ghiri.

Oggi il nostro impegno continua: con l’invio di esposti ad ogni inzio estate al Questore di Reggio Calabria ed a tutte le Forze dell’Ordine competenti; con la segnalazione dei territori maggiormente interessati da questo fenomeno; con la collaborazione diretta nel controllo del territorio. Molto proficua, ad esempio, la collaborazione avviata con la Compagnia dei Carabinieri di Melito Porto Salvo ed il Comando Bova Superiore, cui il Direttore Generale della LIPU, Elena D’Andrea, ha conferito alla fine del 2008 un encomio per la costante, importantissima azione di salvaguardia del territorio e di tutela della biodiversità. Il territorio di Bova,  quasi interamente compreso nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, è infatti uno dei più importanti della regione per gli splendidi boschi e la ricca e diversificata fauna selvatica, tra cui spicca, signore incontrastato, il Lupo appenninico.