SCONCERTANTE DESTINARE PUNTA PELLARO A “SPIAGGIA PER I CANI”

La decisione del Comune di Reggio Calabria di istituire delle zone riservate ai cani per poter godere del mare in compagnia dei loro padroni è molto importante ed è indicatrice di un’importante modificazione culturale. Ciò che la LIPU definisce sconcertante è che per realizzare una di queste aree (l’altra è stata individuata a Catona) si sia scelta proprio la zona di Punta Pellaro, una delle poche aree a vocazione naturalistica sopravvissute sulla costa reggina.
A Punta Pellaro nidificano importantissime e rare specie animali, protette ed in via di sicura estinzione. Facciamo riferimento, in primo luogo alla Tartaruga caretta-caretta, che a Punta Pellaro negli ultimi anni ha deposto centinaia di uova da cui sono nati moltissimi piccoli. Le tartarughe depongono in giugno e la schiusa avviene ad agosto. Quello balneare è dunque un periodo delicatissimo per questi animali. I cani costituiscono una minaccia per le uova e per le piccole tartarughe, in quanto tendono a scavare buche nella sabbia, anche perché avvertono la presenza delle uova dei selvatici.
L’altra specie di grandissima rilevanza presente a Punta Pellaro è il Fratino (Charadrius alexandrinus) piccolo uccello che nidifica sulle spiaggie e che è sempre più raro a causa della scarsità di siti adatti alle nidificazioni (come le tartarughe, peraltro) e per il disturbo che subisce a causa delle attività umane, visto che depone le uova direttamente sulla sabbia, senza alcuna protezione. I Fratini hanno a Punta Pellaro un’importante colonia che è in riproduzione dal mese di aprile e che ha già “sfornato” numerosi giovani. Non osiamo pensare cosa possa accadere con la presenza dei cani (che vanno ad aggiungersi al già pesante disturbo antropico) alle uova ed ai piccoli ancora presenti.
Poi a Punta Pellaro c’è una gamma infinita di piante (sempre più rare) tipiche della fascia costiera, tra cui il Giglio di mare, che trovano difficoltà a riprodursi ed espandersi per il passaggio dei fuoristrada che – illegalmente – percorrono l’arenile distruggendo tutto quanto incontrano al loro passaggio.

Per questi motivi da anni la LIPU tenta inutilmente di ottenere l’intervento del Comune di Reggio Calabria affinchè venga resa effettiva la tutela di Punta Pellaro, individuata come “Zona Protetta” nel Piano Spiagge redatto dal Comune.

La richiesta della LIPU era che venissero realizzate delle passerelle in legno che consentissero ai bagnanti di raggiungere la battigia su percorsi obbligati, inpedendo nello stesso tempo il passaggio dei fuoristrada.
“Non solo il Comune non ci ha mai ascoltati” afferma Giovanni Malara, responsabile della LIPU “ma con una decisione frutto della più assoluta incompetenza ha destinato proprio quest’area a “dog’s beachs”. Noi siamo grandi amanti dei cani, ma ci sono chilometri di spiaggia libera dove si poteva realizzare quest’intervento, senza minacciare la sopravvivenza di rare specie selvatiche”.
Stupisce, sostiene ancora la LIPU, che la LAV, avendo svolto consulenza per il Comune per la realizzazione delle Dog’s beachs, che dovrebbe avere a cuore il benessere di tutti gli animali, non abbia considerato i rischi che quella scelta comporta per le specie selvatiche e la flora presenti ed abbia avallato con tanta superficialità una scelta cosi grave.
Conviene ancora ricordare che Punta Pellaro ha visto la strenua battaglia della LIPU contro l’omonimo residence, vinta dall’associazione ambientalista con la definitiva sentenza di confisca delle 47 ville pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione.
“I valori naturalistici che ci hanno fatto intraprendere quella difficile battaglia, durata 13 anni, non possono essere oggi dimenticati dal Comune di Reggio Calabria, che è stato uno dei principali responsabili di quello scempio, avendo rilasciato concessioni edilizie del tutto illegittime su un’area che allora distava solo 20 metri dalla linea di battigia.”
La LIPU, come sempre, è disponibile al dialogo. Si augura che l’Amministrazione Comunale voglia subito riesaminare la questione e che alla fine si trovi una soluzione che salvaguardi tutti gli animali, selvatici e non.

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“VILLAGGIO” DI PUNTA PELLARO (RC): LA CORTE DI CASSAZIONE METTE LA PAROLA FINE

Vittoria della LIPU nella lunga lotta contro le 42 villette abusive sul litorale reggino
Con una recentissima sentenza, la Corte di Cassazione ha stabilito la confisca definitiva delle 42 villette sorte abusivamente a Punta Pellaro (RC). Lo rende noto con soddisfazione la LIPU-BirdLife Italia, che ha ingaggiato fin dal 1997 un’aspra battaglia contro il complesso impropriamente definito “Villaggio turistico Punta Pellaro”.

La vicenda – sottolinea la LIPU – iniziò nel 1997 quando l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria rilasciò una concessione edilizia per la realizzazione del “villaggio”. La LIPU denunciò l’ aggiramento della normativa, perchè in realtà l’intervento edilizio non rispondeva a criteri di interesse generale (come previsto dalla destinazione d’uso dell’area) ma andava solo a vantaggio dei privati. Una lottizzazione pura e semplice, peraltro realizzata a soli 15 metri dalla battigia, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.

Un primo esposto dell’associazione, datato 15 novembre 1997, denunciò le violazioni alle norme urbanistiche, mentre un secondo due anni dopo ipotizzò anche i reati di lottizzazione abusiva, truffa e falso. Dopo una prima archiviazione, arrivò la svolta: il Pubblico ministero Giuseppe Bianco, che ha condotto fino in fondo in modo impeccabile l’inchiesta e resistito a pressioni fortissime, ottenne dal Gip il sequestro cautelativo delle costruzioni.

Dopo vari ricorsi (tutti respinti) presentati dalla ditte costruttrici si arrivò quindi al processo: il primo grado sancì la confisca del complesso, la sentenza di appello nel 2009 revocò la confisca stessa, e infine la Corte di Cassazione, che pochi giorni fa ha ribaltato la sentenza d’appello e bocciato in via definitiva il “villaggio”.

“La sentenza della Cassazione – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU – ha un’importanza fondamentale nella lotta all’abusivismo edilizio che spesso porta danni irreversibili a paesaggi e natura del nostro paese. Le ragioni della LIPU, sostenute da 13 anni di battaglie e di lotte, sono state finalmente riconosciute da questa sentenza che evidenzia in modo netto le irregolarità commesse. Ci auguriamo che ora – conclude – l’area venga presto restituita a un utilizzo che porti vantaggio a tutta la comunità”.

A norma di legge le villette dovrebbero ora essere abbattute. La LIPU, oltre la demolizione, propone una reale valorizzazione dell’area: ripristino della vegetazione originaria, percorsi pedonali per raggiungere la spiaggia, dove nel frattempo ha nidificato la tartaruga caretta-caretta, strutture leggere a servizio dei bagnanti.

10.5.10

Ufficio stampa LIPU
Interrogazione parlamentare di Procacci e Scalia

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