Adorno

Il campo di protezione dei migratori sullo Stretto di Messina

E’ la nostra attività “storica”. Dal 1985 ci battiamo per il rispetto delle leggi che vietano la caccia ai rapaci, splendidi migratori che attraversano lo stretto di Messina in primavera ed in autunno. Un lungo viaggio, dal continente africano all’Europa centrale e settentrionale, che per molti animali si interrompe in Calabria, sotto i colpi dei bracconieri. Una lunga battaglia, quella della Lipu e di pochi altri, per l’affermazione della legalità in una terra difficile, dove il diritto ancora vacilla sotto i colpi dell’abuso e dell’ignoranza. Una battaglia che non può dirsi vinta, ma che ha portato grossi risultati, con la riduzione drastica del numero di abbattimenti, un rilevante numero di persone denunciate e la speranza che lentamente il fenomeno possa essere estirpato dalla radice.

Conoscere la migrazione dei rapaci dall’inizio alla fine è quasi impossibile. E’ difficilissimo seguire le loro rotte dall’Africa all’Europa centrale e settentrionale, pochissimo si conosce sulla durata di questo affascinante viaggio, sulle capacità di memorizzare e decidere il percorso in base all’esperienza o alle condizioni climatiche.

E’ invece noto che i punti di passaggio obbligato sul mediterraneo sono tre: Gibilterra, il Bosforo e lo Stretto di Messina. Mentre a Gibilterra e sul Bosforo si possono contare molte decine (o centinaia) di migliaia di uccelli, sullo Stretto il loro numero è relativamente basso: nel 1990 si è arrivati ad un conteggio record di 12.000 uccelli. Ciò si spiega anche con la particolarità di questa rotta: sullo Stretto di Messina, infatti, gli uccelli arrivano dopo aver attraversato un ampio braccio di mare, il Canale di Sicilia, largo circa 150 Km, che separa la Tunisia dalla Sicilia.

Il Canale di Sicilia costituisce un ostacolo a volte insormontabile per molti uccelli veleggiatori, che sono costretti ad un pericoloso e costosissimo volo battuto sull’acqua. Questi animali infatti sono poco adatti a questo volo e sulla terraferma normalmente sfruttano le “termiche”, cioè le correnti ascensionali che si formano con il riscaldamento del suolo. Entrando nella termica gli uccelli iniziano a volteggiare ad ali ferme, così risparmiando molte energie; una volta raggiunta una certa quota inizia la “scivolata” in avanzamento, poi una nuova termica e cosi via… Sul mare le correnti termiche sono quasi assenti e l’avanzamento può avvenire solo in volo battuto: dunque soltanto gli uccelli con ali relativamente lunghe e strette, idonee a questo volo, sono in grado di seguire questa rotta. Una volta giunti sulle alture nordorientali della Sicilia si lanciano per l’ultima, pericolossissima traversata:i tre chilometri dello Stretto. Giungono così, concentrati ad imbuto, in stormi spettacolari, nelle vallate a nord e ad a sud di Reggio Calabria, dove li aspettano la LIPU…ed i bracconieri.

Il bracconaggio sullo Stretto

Mentre a Gibilterra ed al Bosforo i rapaci in migrazione sono rispettati ed attesi ogni anno da una folla di naturalisti che ne osserva il passaggio, sullo Stretto di Messina è sempre esistita una forma di caccia stupida e crudele, in quanto rivolta contro uccelli di grande utilità e non commestibili. Questa caccia, nata in Calabria, si è nel tempo estesa al versante messinese ed ha assunto il carattere di una tradizione popolare molto radicata, con tanto di feste nei centri più piccoli.

Nel 1869 il Ruggeri scriveva nel suo “Uccellatore”:

“L’apparizione primaverile dei falchi suscita una specie di frenesia … tutti i cacciatori del paese, armati di lunghissimi schioppi, passano le intere giornate sulle alture e tra le rupi aspettando questi uccelli … ed un cacciatore solo arriva ad ucciderne in una giornata fino a trenta, che è il più fastoso trionfo cui possa aspirare”.

Nel 1901 A. Grimaldi , scriveva sulla rivista “Avicula”:

“… migliaia di individui sacrificano tempo e denaro, trascurando perfino le proprie famiglie, si dedicano corpo ed anima ad aspettarli … Per parecchie ore e sopra un’estensione di non meno di dieci chilometri, i branchi migranti di Pecchiaiuoli si succedevano senza o con poco intervallo, e il fuoco di fucileria che li accoglieva da per tutto, fin dentro le mura della stessa Reggio – malgrado il rigoroso divieto – animava uomini e donne, vecchi e fanciulli e ne faceva una vera festa in famiglia”.

A partire dal 1977 tutti gli uccelli rapaci sono stati esclusi dall’elenco delle specie cacciabili, in quanto ritenuti indispensabili per il mantenimento dell’equilibrio ambientale, e dal 1986 sono considerati specie particolarmente protette. Nonostante tale attività fosse divenuta illegale, la caccia continuò sotto forma di bracconaggio, grazie alla complicità ed alle connivenze delle autorità locali, che per anni rilasciarono migliaia di permessi di caccia primaverili.

La Provincia di Reggio Calabria ne rilasciò ben 12000 nel solo 1972. Un’altra consuetudine che agevolò il bracconaggio fu il rilascio da parte della Questura di centinaia di porti d’arma a canna lunga per difesa personale. Il numero di animali uccisi rimase così elevatissimo, sicuramente nell’ordine delle migliaia. Prova ne sia che solo un imbalsamatore di Messina (ve ne erano molti in quella città, cosi come a Reggio) preparava fino al 1970 da 200 a 250 falchi Pecchiaioli.

Fino al 1985 nei bar di Archi, frazione di Reggio, si poteva leggere il regolamento per la caccia all’adorno, nome locale del Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus). Per praticare la caccia venivano utilizzati appostamenti in cemento, ferro, legno o frasche, che avevano lo scopo di celare il cacciatore alla vista dei rapaci. Nel 1985 la LIPU ne ha censiti 2.000 in provincia di Reggio Calabria.

L’uso di questi appostamenti venne lentamente abbandonato, man mano che i controlli divennero più efficaci. I bracconieri preferirono infatti utilizzare sempre più i terrazzi delle case o nascondigli meno individuabili.

Le specie a rischio

Le specie osservate sullo Stretto sono tantissime: predominano i Falchi pecchiaioli - “Adorni”,nel dialetto reggino – ma vi sono anche Aquile, Cicogne, qualche rarissimo Avvoltoio…

Ecco una lista completa delle nostre osservazioni:

  • Poiana (Buteo buteo)
  • Poiana Codabianca (Buteo Rufinus)
  • Falco Pecchiaolo (Pernis apivorus)
  • Aquila Reale (Aquila chrysaetos)
  • Aquila Anatraia Maggiore (Aquila clanga)
  • Aquila Anatraia Minore (Aquila pomarina)
  • Aquila Imperiale (Aquila heliaca)
  • Aquila delle Steppe (Aquila nipalensis)
  • Aquila del Bonelli (Hieraaetus fasciatus)
  • Aquila Minore (Hieraaetus pennatus)
  • Biancone (Circaetus gallicus)
  • Falco Pescatore (Pandion haliaetus)
  • Falco di Palude (Circus aeruginousus)
  • Albanella Reale (Circus cyaneus)
  • Albanella Minore (Circus pygargus)
  • Albanella Pallida (Circus macrourus)
  • Nibbio Reale (Milvus milvus)
  • Nibbio Bruno (Milvus migrans)
  • Capovaccaio (Neophron percnopterus)
  • Falco Sacro (Falco cherrug)
  • Lanario (Falco biarmicus)
  • Pellegrino (Falco peregrinus)
  • Falco della Regina (Falco eleonorae)
  • Lodolaio (Falco subbuteo)
  • Falco Cuculo (Falco Vespertinus)
  • Smeriglio (Falco columbarius)
  • Gheppio (Falco tinnunculus)
  • Griliaio (Falco naumanni)
  • Sparviero (Accipiter nisus)
  • Cicogna Bianca (Ciconia ciconia)
  • Cicogna Nera (Ciconia nigra)