Traduzione da Where Thrushes Fear To Fly in BBC Wildlife Magazine, Febbraio 2010
In Sardegna, i volontari contrastano i bracconieri che uccidono ogni anno migliaia di uccelli canori, scrive James Parry
Ogni autunno l’idillica campagna della Sardegna diventa un luogo fatale per migliaia di uccelli, principalmente merli, tordi e pettirossi, mentre si dirigono verso sud dai loro luoghi di riproduzione nell’Europa centrale e del nord. La vasta boscaglia o “macchia” che copre le colline e le valli a sud e a ovest di Cagliari, capoluogo della Sardegna, è il perfetto approdo per gli uccelli migratori in cerca di cibo e di posti per riposare mentre volano da e verso il mare. Tuttavia ciò che li attende è lontano dall’essere un posto accogliente. Si tratta di una delle aree critiche per la conservazione in Europa, in cui un vasto numero di trappole proibite e reti vengono usate per catturare uccelli da vendere come “grive”, una specie di spiedino di carne che è una specialità locale.
Tale è la dimensione del massacro che la LIPU, Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli, organizza dei campi di volontariato per provare a frenare questo commercio illegale. I campi sono condotti da Giovanni Malara, la cui campagna contro l’abbattimento dei rapaci in Calabria nel profondo sud dell’Italia ha aiutato a ridurre l’annuale numero di Falchi Pecchiaioli abbattuti da 2000 a metà degli anni ’80 a meno di 200 nel 2009. Con il suo gruppo di volontari, principalmente studenti e giovani provenienti da tutta Italia, Malara sta ora cercando di raggiungere un successo simile in Sardegna. I campi iniziano a Novembre e proseguono fino a Gennaio, e coincidono con la stagione principale per la migrazione verso sud dei tordi.
BBC Wildlife ha trascorso due giorni al campo vicino al paese di Capoterra, il più importante centro del bracconaggio sull’isola. Ci sono almeno 100 bracconieri attivi localmente, ciascuno con il suo proprio sentiero di sottobosco, nel quale vengono tagliate delle strette vie d’accesso. I volontari si organizzano in squadre da quattro o cinque, che perlustrano i pendii fino a quando scoprono il sentiero di un bracconiere e procedono a distruggere le trappole e le reti messe.
La cosa sbalorditiva è il grande numero di trappole. In un giorno abbiamo trovato oltre 800 dispositivi, sia a terra sia montate sui rami. Le trappole hanno dei nodi scorsoi, fatti in crine o nailon e progettate per intrappolare gli uccelli intorno al collo. Alcuni bracconieri usano anche le reti, fino a quindi metri di lunghezza, che vengono montate su pali e tenute sospese in modo da tagliare le vie migratorie nella boscaglia. Le trappole e le reti sono usate principalmente per i tordi e pettirossi, ma fanno un cattura indiscriminata.
Anche se rimane legale sparare ad alcune specie di uccelli in Sardegna, inclusi i tordi, l’uso delle trappole e delle reti è stato proibito sull’isola nel 1978, ma ancora la pratica continua.
La ricercatrice Isabella Capurso ha identificato due principali tipi di bracconiere: gli uomini più anziani “che probabilmente hanno catturato uccelli nei giorni in cui era ancora legale e non hanno mai smesso”, e una generazione più giovane, alcuni dei quali sono dipendenti da droghe o alcool e usano la vendita degli uccelli per pagare i loro vizi.
Il compito di combattere il bracconaggio è affidato al Corpo Forestale dello Stato, ma ci sono ancora migliaia di trappole che inondano i pendii di Capoterra.
Il precedente Comandante del Corpo, Carlo Boni, ha spiegato perché non viene fatto di più per fronteggiare la situazione. “Io non penso che il trappolaggio degli uccelli sia il nostro principale problema,” ha detto. “La verità è, che per molti bracconieri, si tratta del loro sostentamento. E’ illegale e deve essere fermato, ma senza reazioni estreme.”
Il comportamento di alcuni politici locali è ugualmente equivoco. Nel 2006, Alberto Sanna, Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna, ha criticato le azioni dei volontari. “E’ difficile comprendere l’ostinazione contro la cattura di uccelli di coloro che stanno cercando di cancellare tradizioni vecchie di secoli togliendo le trappole, ha detto”.
Malara stima che almeno 300.000 uccelli vengano illegalmente uccisi ogni anno, ma i campi stanno facendo la differenza. “I bracconieri non sono abituati ad essere sfidati in questo modo,” dice. “Abbiamo distrutto così tante trappole e salvato migliaia di uccelli. Spero che la svolta sia dietro l’angolo.”
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